Nuovi controlli sul grano estero che sbarca in Sicilia. Mentre si aspetta ancora l’esito delle analisi di laboratorio fatte sul carico della nave arrivata dal Canada lo scorso 26 febbraio a Pozzallo dove gli agricoltori hanno inscenato una eclatante protesta, dall’assessorato all’Agricoltura l’assessore Luca Sammartino cerca di rassicurare produttori e consumatori circa la “guardia alta” sugli alimenti che provengono dall’estero. Riferisce, infatti, dell’intervento di ieri, 6 marzo, del Noras – il Nucleo operativo regionale agroalimentare Sicilia – al porto di Pozzallo su un carico da tremila tonnellate di una nave proveniente da Port-La Nouvelle, in Francia. I campioni di grano sono stati consegnati all’Istituto Zooprofilattico della Sicilia per le verifiche sulla sicurezza alimentare.
Nel frattempo, però, così come è accaduto per il grano canadese di cui sono circolate le foto sui social, è stato scaricato e regolarmente consegnato ai committenti che lo lavoreranno e immetteranno in commercio. Se mai dovesse trovarsi qualche valore fuori posto? Tranquilli: il prodotto immesso sul mercato verrebbe richiamato.
Insomma possiamo stare sicuri? “Ma niente affatto”, sbotta Agostino Cascio, cerealicoltore 67enne di Caltanissetta molto attivo sui sociale sulla questione del grano estero e dello svilimento commerciale di quello siciliano (pagato oggi a 37 centesimi – se va bene – contro il 47 pagati per l’ultimo carico proveniente dal Canada). Spiega Cascio: «Il prodotto estero nella maggior parte dei casi presenta valori entro i limiti consentiti, ma sono proprio questi che dovrebbero metterci in allarme: quelli del glifosate, ad esempio, è stato elevato anni fa dalla Ue sulla base di un assunto sbagliato. E cioè che il consumatore europeo consumi non oltre 5 chilogrammi di pasta in un anno. Un consumo medio annuo veritiero per i popoli che non seguono la dieta mediterranea come scandinavi, tedeschi o polacchi, ma non certo per gli italiani che di pasta ne mangiano da venti a trenta volte tanto».
Da qui la domanda sempre più pressante che circola tra i consumatori attenti ma allo stesso tempo spaesati e impauriti: «Siamo certi che per i consumatori italiani che praticano la dieta mediterranea, i limiti massimi dei contaminanti, calcolati su un basso consumo, siano da considerarsi ancora sicuri per la salute umana?».
Nel dubbio, e in attesa di conoscere l’esito circostanziato – non quello generico del tipo “entro i limiti” – delle analisi condotte dall’Istituto Zooprofilattico della Sicilia, i consumatori attenti si informano sulla pasta da acquistare per stare un po’ più sicuri. Per loro un solo consiglio: acquistate, se potete, quella di cui conoscete il produttore. Spenderete certamente di più, ma per la salute vostra e dei vostri cari, questo e altro. Le etichette, infatti, purtroppo possono mentire. E fino a quando “Granaio Italia”, il registro telematico istituito con una legge del 2021, non entrerà in funzione, i controlli sulla provenienza sono poco efficaci e basati solo su prove documentali cartacee.
Proprio di questo si è lamentata pochi giorni fa la Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori: “Abbiamo raccolto oltre 75 mila firme con la petizione online “salva-grano” Made in Italy, ma ancora non si muove nulla”. È inaccettabile, scrive l’organizzazione agricola, che gli agricoltori debbano continuare a lavorare in perdita. “Abbiamo condiviso con le istituzioni il nostro dossier di proposte e richieste, siamo scesi in piazza, a Roma, il 26 ottobre scorso, adesso lanciamo l’ennesimo appello al Governo: si stringano i tempi e si diano risposte concrete al comparto cerealicolo in emergenza”.
L’esito di tanta disattenzione da parte del governo nazionale si è già manifestato: le semine di grano duro in Italia sono crollate e per il 2024 si stimano appena 1.134.742 ettari coltivati. Il calo è del 10% a livello nazionale, con punte del 17% nel centro Italia e di oltre l’11% nel Sud Italia e nelle isole rispetto all’anno precedente. Di questo passo, altro che “Granaio Italia”…
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