È attesa per domani, giovedì 1 febbraio, la risposta della Ue alle proteste degli agricoltori che dilagano in tutto il vecchio continente. Dove si va dalla Francia che in molti siti è stata letteralmente posta sotto assedio da azioni di protesta vibrate e partecipatissime (com’è nel costume dei cugini d’oltralpe, del resto) alla affollata ma composta Germania per arrivare all’Italia dove, dopo piattaforme farneticanti in cui ci si scagliava contro tutto e tutti, la protesta si è assestata su binari più comprensibili che consentono un confronto chiaro con l’euroburocrazia. La protesta si è pure accesa in Grecia e ha raggiunto la Spagna.
Le proteste contro l’operato della Commissione Ue uniscono gli agricoltori di tutta Europa
Dappertutto, a parte alcune questioni nazionali e le prevedibili strumentalizzazioni degli antieuropeisti e degli iper-sovranisti, c’è un comune denominatore: la collera degli agricoltori che vogliono continuare a “sopravvivere, vivere ed esistere” e che non accettano un Green Deal che li porta all’abbandono delle terre. Soprattutto se sono costretti ad assistere al via libera dato ad alimenti non naturali (carne coltivata, latte sintetico e miele artificiale) o a base di insetti. O ancora al disco verde nei confronti di prodotti che fanno concorrenza sleale a quelli europei. Prodotti che presto potrebbero giungere a da oltreoceano a condizioni agevolate dai paesi del Merconsur (Brasile, Argentina, Cile, Paraguay, Uruguay, Perù, Bolivia, Colombia, Ecuador e Venezuela) dove imitano le produzioni territoriali europee protette da marchio (Dop e Igt) e dove le regole sulla produzioni non sono allineate a quelle imposte alle imprese agricole della Ue. A cominciare dalla regolarità del lavoro – che, com’è noto, è uno dei tanti requisiti per accedere ai premi della Pac – per finire all’uso di sostanze non consentite nei processi di coltivazione e conservazione delle derrate agricole.
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Dalla Commissione Ue proposte che non placheranno gli animi
Si conosce già quello che domani verrà comunicato ufficialmente dalla Commissione europea. Si parla di una nuova proroga della deroga alla regola Pac che impone l’obbligo di messa a riposo del 4% dei seminativi. La norma non verrà cancellata, dunque, ma sarà rinviata ancora di un anno la sua applicazione. Vittoria? Per Coldiretti, messa in sulla graticola dai protestanti tra cui c’erano anche suoi associati, si tratta di “un primo risultato del pressing degli agricoltori“ che proprio oggi insieme a quelli di altre parti d’Europa si sono dati appuntamento per presidiare a Bruxelles Place de Luxembourg, sede del Parlamento europeo proprio a sottolineare che la battaglia continua. Per Cia, invece, la proposta fatta trapelare dall’esecutivo di Bruxelles, è solo un “contentino” che lascia perplessi su modalità e durata. Anche perchè la nuova deroga annuale all’obbligo di mantenere il 4% di terreni incolti, sarebbe condizionata a ulteriori impegni ambientali come la coltivazione di colture azoto-fissatrici (come lenticchie, piselli o fave) e/o colture intercalari sul 7% dei propri seminativi associata al divieto di usare prodotti fitosanitari. Non lesina critiche neppure Confagricoltura secondo cui la proposta è sovraccaricata di condizioni e così la deroga risulta poco attuabile e, quindi, poco utile.
Il recupero del ministro e delle maggiori organizzazioni agricole
La protesta degli agricoltori italiani per parecchi giorni non avuto l’onore della cronaca sui media quasi si trattasse di folklore o espressione di uno sparuto manipolo dei soliti scontenti di tutto e dei movimenti populisti.
Quando sul diffuso malessere si è cominciato a ragionare (a cominciare da coloro che sono scesi per strada con i trattori e i cartelli) e le piattaforme rivendicative sono diventate comprensibili e più “centrate” come quella del Coordinamento nazionale Riscatto Agricolo, è cambiato l’atteggiamento di tutti: dal ministro Lollobrigida alle grandi organizzazioni agricole, dopo giorni passati sulla graticola.
Così il ministro Francesco Lollobrigida ha scritto a Coldiretti, Confagricoltura, Copargi e Cia (in rigoroso ordine alfabetico) auspicando una più intensa collaborazione. Per questo ha comunicato l’istituzione di un tavolo politico che abbia come supporto un gruppo tecnico coordinato dal Capo di Gabinetto del Ministero che consenta di individuare tempestivamente soluzioni efficaci.
Stop all’accordo Merconsur (per il momento)
Nel frattempo, comunque, il progetto di accordo con il Merconsur, che è tra le cause della rabbia degli agricoltori, in particolare di quelli francesi, ha subìto uno stop. La Commissione europea, infatti, ritiene che, al momento, le condizioni per raggiungere un accordo commerciale con i Paesi del Sud America non siano soddisfatte. Ma sia chiaro, il progetto non è stato accantonato. I negoziati proseguono: l’Ue l’accordo vuole raggiungerlo, ma non ad ogni costo. Condizioni irrinunciabili il rispetto degli obiettivi dell’Unione in materia di sostenibilità e delle sensibilità del settore agricolo europeo.
