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Crisi nera per le mandorle, coltura a rischio abbandono

frutta a guscio

I produttori di mandorle siciliani lanciano l’Sos: la coltura in Italia e in Europa rischia di essere abbandonata. Troppo bassi i prezzi. Non si riesce nemmeno a recuperare i costi di produzione. Oggi le mandorle con il guscio in azienda vengono acquistate a 1,20 euro al chilo e se ne producono circa una tonnellata per ogni ettaro. «Con questi numeri non ce la facciamo a resistere», afferma Ignazio Vassallo, presidente dell’associazione siciliana frutta in guscio.

Visto che è difficile continuare a mantenere in vita gli impianti, non riuscendo a recuperare nemmeno i costi di produzione, per quest’anno in molti hanno deciso di lasciare il prodotto sulla pianta. Non si riuscirebbe nemmeno a recuperare i costi della manodopera. In tanti poi si interrogano se non sia il caso di estirpare le piante di mandorlo, rinunciando a decenni di lavoro, a sacrifici e investimenti.

A pensarla cosí non solo gli agricoltori siciliani che detengono la maggiore superficie mandorlicola italiana (32 mila ettari) ma anche i pugliesi (19 mila ettari). Perfino gli organizzatissimi spagnoli non ce la fanno a competere con i colleghi della California che quest’anno, tramite l’Almond Board, hanno immesso sul mercato mondiale le giacenze del 2022: 350 mila tonnellate di prodotto sgusciato a prezzi stracciati che al porto di Gioia Tauro viene pagato 3,50 euro al chilogrammo.

«Siamo di fronte a una vera e propria “guerra commerciale” che i produttori californiani stanno conducendo per distruggere l’intero settore della mandorla non solo italiana ma anche europea. L’obiettivo finale è dettare la loro politica dei prezzi in regime di monopolio mondiale», denuncia Ignazio Vassallo. «Ma le mandorle californiane (che rappresentano il 90 per cento della produzione mondiale, ndr) – afferma Vassallo – sono un prodotto senza storia, senza gusto e spesso contaminato da pericolose aflatossine».

La globalizzazione che è impossibile fermare, ma che può essere sicuramente governata, rischia cosí di cancellare un intero comparto economico, ma anche la cultura, le tradizioni, il paesaggio, la pasticceria di alta qualità a cui la mandorlicoltura è legata a doppio filo. «Per questo – conclude Vassallo – facciamo appello al Ministero della sovranità alimentare, all’Europa, alle Regioni interessate, alle organizzazioni di categoria, affinché vengano adottati immediati provvedimenti per salvare un comparto che in Italia rappresenta anche tanta storia e contribuisce fortemente al paesaggio rurale delle regioni del Sud».

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