Si sono dati appuntamento alle 9,30 davanti alla banchina commerciale del porto di Pozzallo. Qui Coldiretti Sicilia, ieri 12 giugno, ha chiamato a raccolta i propri associati che sono giunti da tutta la Sicilia per protestare contro il continuo ingresso di grano duro estero. Import massiccio che appare come un vero e proprio affronto, in un momento gravissimo per l’agricoltura funestata da abbondanti piogge fuori stagione che hanno distrutto il fieno e reso impossibile la trebbiatura perché il grano in molte zone dell’Isola è allettato.
Ma perchè Pozzallo? In questo porto attraccano le navi cariche di grano duro estero che fa concorrenza al frumento locale e qui, secondo Coldiretti Sicilia, “continuano ad arrivare navi piene di grano anche canadese, prodotto utilizzando il glifosate in pre-raccolta come disseccante, secondo modalità vietate in Italia». L’import dal Canada secondo l’associazione è, infatti, cresciuto di ben 9 volte nel 2023.
L’ennesima nave carica di grano duro attraccata a Pozzallo
Il blitz di ieri è stato organizzato da Coldiretti in occasione dell’attracco dell’ennesima nave in arrivo questa volta dalla Grecia con cereale bulgaro (la Bulgaria, comunque fa parte della Ue e quindi non siamo di fronte a import da Paesi Terzi).
Dall’inizio dell’anno, nel porto commerciale ragusano sono arrivate oltre 55.700 tonnellate di grano. Un livello di import che, secondo Coldiretti Sicilia, appare come “un oltraggio per i produttori siciliani che non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio cereale sotto l’attacco delle speculazioni che hanno fatto crollare le quotazioni in un momento difficile per l’economia e l’occupazione”.
Prezzi di pane e pasta in salita, quelli del grano in picchiata
I cerealicoltori assistono a quotazioni ridicole con prezzi di vendita che non raggiungono, in media, neanche 30 centesimi al chilo, mentre per lo stesso peso di pane servono oltre 4 euro. Per non parlare della pasta il cui prezzo, nonostante quello del grano duro sia in caduta libera, sullo scaffale non accenna a diminuire dopo essere aumentato in media del 14 per cento.
«Il grano siciliano, prodotto in oltre 260 mila ettari sta subendo una crisi senza precedenti a causa di queste continue importazioni», afferma il presidente regionale Coldiretti, Francesco Ferreri. L’allarme è stato ribadito anche al Prefetto di Ragusa, Giuseppe Ranieri che, insieme ai vertici delle forze dell’ordine ragusane ha ricevuto una delegazione composta dai presidenti e dai direttori Coldiretti di tutta l’Isola.
«Chiederemo all’assessore regionale all’Agricoltura di intensificazione dei controlli che sono già obiettivamente migliorati e, soprattutto – prosegue Ferreri – di intervenire in modo fermo e deciso nei confronti del Governo nazionale per velocizzare le indennità per coloro che hanno subìto danni gravi alle colture per le calamità. Saranno coinvolti anche tutti i capigruppo all’Assemblea Regionale Siciliana in modo da evidenziare quanto stanno vivendo i cerealicoltori e chiederemo un incontro con il presidente della Regione Renato Schifani per far trovare le risorse necessarie per superare questo momento».
Import da Paesi terzi e standard europei
La domanda di grano 100 % made in Italy – sottolinea Coldiretti Sicilia – si scontra con anni di disattenzione e di concorrenza sleale delle importazioni dall’estero, soprattutto da aree del pianeta che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore in Italia. Occorre garantire che le importazioni di prodotti da paesi terzi seguano gli stessi standard sociali, sanitari e ambientali delle produzioni italiane ed europee. Bisogna anche ridurre la dipendenza dall’estero e lavorare per prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali.
Riattivare la Commissione Unica Nazionale per il grano duro
Bisogna riattivare da subito – precisa Coldiretti – la Commissione Unica Nazionale per il grano duro, la cui attività in via sperimentale è stata sospesa nell’ottobre del 2022, perché fornisce trasparenza al mercato e dà la possibilità di poter mettere attorno ad un tavolo tutti gli attori della filiera eliminando le distorsioni e i frazionamenti delle borse merci locali.
Nessun cenno a “Granaio Italia”, il Registro Telematico dei cereali il cui avvio (completo di sanzioni) è stato rinviato al 2025. Su questo rinvio, deciso qualche mese fa dal Parlamento – quando già erano in atto manovre speculative sul frumento duro – Coldiretti aveva a suo tempo plaudito poiché a parer loro, in un contesto geopolitico complesso che coinvolge il mondo dei cereali, la proroga avrebbe consentito di poter valutare modalità applicative tali da non aggravare la filiera di ulteriori costi, in special modo per il comparto produttivo.
Tornando alla protesta di ieri, Coldiretti Sicilia ha lamentato la scarsa presenza di deputati nazionali, regionali e sindaci. Una parte dei primi cittadini dei centri iblei sono stati con gli agricoltori, ma – afferma l’associazione – il tema del grano deve coinvolgere tutte le istituzioni.
La solidarietà dell’assessore regionale all’Agricoltura
Piena solidarietà da parte dell’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino. «Il governo Schifani è al fianco di Coldiretti, di tutte le associazioni di categoria e dei produttori siciliani», ha detto l’assessore e vicepresidente della Regione Siciliana, commentando il blitz organizzato a Pozzallo dagli agricoltori di Coldiretti.
«Comprendo le loro ragioni – prosegue Sammartino – e voglio dire ai nostri produttori che la Regione è concretamente impegnata per andare loro incontro. Si tratta di una vicenda che, tra l’altro, ha anche risvolti di ordine sanitario, oltre che economici. In quest’ottica, circa un mese fa, su mio input, sono ripresi i controlli sulla qualità del grano duro importato nell’Isola, in collaborazione con il Noras e l’assessorato regionale del Territorio e dell’ambiente. Controlli necessari per tutelare i nostri produttori dalla concorrenza sleale che deriva da un prodotto di scarsa qualità, che potrebbe essere pericoloso per la salute dei consumatori, e con un conseguente prezzo molto più basso. Quello della produzione cerealicola è un settore già piegato dal caro energia che adesso rischia di ricevere il colpo di grazia da una dinamica che non ha nulla a che vedere con la logica del mercato».
