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Palermo, al mercato all’ingrosso poche arance siciliane

agrumi

Ogni settimana ne arrivano circa 25 tonnellate. Ma solo poche cassette provengono davvero dalla Sicilia. Parliamo delle arance smerciate attraverso il mercato ortofrutticolo di Palermo.

A svelare questa assurda verità per il capoluogo della regione più agrumetata d’Italia, Luca Ferlito comandante del Noras, il Nucleo operativo regionale agroalimentare Sicilia del Corpo forestale siciliano che nei giorni scorsi, poco prima dell’alba, ha eseguito un controllo straordinario al mercato ortofrutticolo di Palermo. Controllo che in molti hanno definito blitz, ma che in realtà, così come ha spiegato Ferlito all’Ansa, rientra tra le attività programmate del Corpo Forestale con cui è stato passato al setaccio l’intero mercato, controllando la qualità della merce in vendita e soprattutto il rispetto della tracciabilità dei prodotti.

Ma tornando alle arance, se quelle vendute all’ingrosso al mercato ortofrutticolo di Palermo non sono state coltivate e raccolte in Sicilia, da dove provengono? Per lo più sono spagnole, egiziane e turche. «Arance e mandarini siciliani qui, al mercato di Palermo, non se ne trovano se non in piccolissima percentuale», ha detto all’Ansa il comandante del nucleo operativo del Corpo Forestale Siciliano. Ma c’è di più. I 28 agenti sguinzagliati tra i box del mercato di via Montepellegrino hanno verificato quale tipologia di merce fosse in vendita, ma anche come fosse arrivata e da quale documentazione commerciale fosse accompagnata. Particolare attenzione, dunque, ai prodotti provenienti dall’estero che spesso arrivano sulle nostre tavole “mascherati” da prodotti italiani con grave danno per i nostri produttori e per il consumatore finale. Il risultato dell’ispezione sono stati 18 verbali, 2 sequestri e sanzioni per 22400 euro.

Le irregolarità riscontrate hanno riguardato prevalentemente la violazione della norma europea sulla tracciabilità della merce prevista dal regolamento Ue n.543/2011. In particolare diverse partite di agrumi erano prive di qualsiasi documento che ne accertasse la provenienza. Non è escluso, quindi, che potessero essere rubate. I controlli – dicono infatti al Noras – tra le altre cose, permettono anche di contrastare il fenomeno dei furti in campagna che provocano grossi danni agli agricoltori. Altro controllo fondamentale è quello dei prodotti Dop-Igp e/o biologici.

«In base alle norme dell’Unione Europea – aggiunge Ferlito – anche i venditori al dettaglio sono tenuti ad informare i consumatori da dove proviene la merce. Su ciascun articolo di ortofrutta in vendita ci deve essere il cartellino dove deve essere riportato anzitutto il paese di origine dove è stato prodotto e per alcuni prodotti, come è il caso degli agrumi, anche il calibro e categoria». Se il venditore al dettaglio – più spesso si tratta di bottegai, di titolari di banchetti nei mercati rionali e venditori ambulanti – non comunica attraverso il cartellino del prezzo anche la provenienza del prodotto, rischia una multa da 1000 a 1100 euro.

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