Costi energetici alle stelle, comparto del vino sotto stress

Costi energetici alle stelle, comparto del vino sotto stress
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A rischio la produttività delle aziende vitivinicole siciliane. L’aumento dei costi di energia, del vetro e del packaging, e i problemi di reperibilità di molti accessori impensieriscono e non poco un settore strategico per l’economia siciliana. L’allarme è stato lanciato da Assovini Sicilia che per bocca del suo presidente Laurent Bernard de la Gatinais dichiara: «Si prospettano tempi difficili per le nostre aziende a causa del caro bollette che rischia di vanificare non solo il recupero post Covid che ha ravvivato i primi mesi dell’anno, ma anche di mettere in discussione la stessa continuità di molte aziende». Assovini Sicilia si fa, dunque, portavoce delle difficoltà delle aziende associate che riscontrano forti aumenti nei costi dei beni e dei materiali di consumo come tappi di sughero, cartoni di imballaggio, gabbiette per i tappi degli spumanti, etichette, macchinari, costi di trasporto e logistica.

Assovini
vinoLaurent Bernard de la Gatinais, presidente di Assovini Sicilia

Sul risparmio energetico e i tagli ai consumi elettrici, poi, Assovini fa osservare che non sempre possono essere praticati a livello aziendale. «Quello che conta – osserva de la Gatinais – è trovare soluzioni tampone per il breve periodo e percorrere con la massima determinazione la strada della transizione ecologica per il medio-lungo termine». 

Anche per Assovini Sicilia i rincari delle bollette del gas e dell’energia elettrica (anche di cinque volte rispetto alla situazione pre-crisi), sono ingiustificati e generati, molto probabilmente, dalla forte speculazione di molte aziende energetiche che acquistano, distribuiscono e vendono il gas in Italia. Scetticismo sull’efficacia della tassazione sugli extra profitti delle compagnie attive nel comparto energetico, vista solo come soluzione immediata per trovare coperture finanziarie alle manovre di sostegno alle imprese. «Se oggi ci fosse una azienda statale di produzione di energia, un intervento dello Stato nel calmierare i prezzi di vendita dell’energia  – osserva il presidente di Assovini Sicilia – sarebbe una soluzione più incisiva». 

Ma a questo punto, secondo de La Gatinais, sarebbe necessario riflettere sull’eccessiva liberalizzazione del mercato energetico e sui meccanismi di formazione dei prezzi dell’energia che, com’è noto, dipende dalle quotazioni della borsa di Amsterdam. «Spero – conclude de la Gatinais – che l’Unione europea riesca ad influenzare il mercato di contrattazione e di acquisto del gas e i prezzi di vendita dell’energia elettrica. Bisogna che la politica – in particolare quelle italiana ed europea – si occupi di attuare un piano energetico efficace ed efficiente e una produzione energetica nazionale sostenibile. Mi sembrano molto poco “green” le soluzioni che puntano a riaprire le centrali a carbone e l’utilizzo di gas liquefatto proveniente dagli Usa, estratto con metodi devastanti per l’ambiente e dai costi improponibili, rigassificatori compresi».

Un caso emblematico: la coop Colomba Bianca

Tra le tante denunce e lanci di Sos, quello della cooperativa Colomba Bianca, che riunisce 2480 viticoltori, mette sul tavolo direttamente le bollette: 83mila euro (luglio 2021) contro i 300mila euro di luglio 2022; 180mila euro (agosto 2021) contro i 541mila euro di quest’anno. Aumenti che hanno fatto disallineare tutti i conti economici e che rischiano davvero di causare una crisi senza precedenti.

Dino Taschetta, presidente della cooperativa Colomba Bianca

«Tutte le aziende vitivinicole sono, per necessità di vendemmia e fermentazione dei mosti, estremamente energivore durante i mesi che vanno da luglio ad ottobre, soprattutto in Sicilia dove la raccolta delle uve dura quasi 100 giorni – dice il presidente Dino Taschetta – questo periodo coincide con gli aumenti ingiustificati del costo dell’energia elettrica che serve per alimentare i frigoriferi che gestiscono le temperature di fermentazione. I nostri viticoltori, che sono garanti di una viticoltura di qualità con le produzioni ad ettaro più basse d’Italia – assieme a Toscana e Piemonte – hanno già subito grosse difficoltà per l’aumento dei costi agronomici e per le basse rese in calo per assenza di piogge. Rischiamo un vero abbandono e un impoverimento colturale e culturale disastroso ed epocale in Sicilia».

Per salvare l’agricoltore dovrà aumentare il prezzo del vino

 «Grazie agli sforzi e agli investimenti degli ultimi anni si garantirà una qualità dei vini superiore alle precedenti annate – continua Taschetta – ma si dovrà cercare di vendere, e far accettare dal mercato, tutto il vino sfuso con un aumento del 10% rispetto al prezzo di mercato storico, proprio per evitare una catastrofe viticola strutturale. Un aumento – con una ricaduta media della quota vino sul prezzo finale della bottiglia del +5% – che salverà l’agricoltore e non metterà in difficoltà il consumatore. Oggi più che mai il tema della sostenibilità e dell’etica non potrà non occuparsi anche dell’aspetto economico e di noi contadini e produttori. Il mercato, l’intera filiera del vino, la Gdo e il sistema dell’agroalimentare italiano ed europeo sarà messo alla prova con una grande responsabilità: permettere ai produttori primari di sopravvivere o di morire. Se gli agricoltori smettono di coltivare la terra non si perderà solo il prodotto che ne deriva, ma si perderà un territorio, un paesaggio: unica grande forza e patrimonio dell’Italia».

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