Il registro telematico di carico e scarico dei cereali, introdotto nell’ultima legge di bilancio con la norma “Granaio Italia”, al centro della polemica innescata dagli industriali pastai e della mangimistica, secondo Confagricoltura “potrebbe anche apparire opportuno nell’ottica della trasparenza del settore”. Ma – sottolinea l’organizzazione agricola – è stato concepito in maniera troppo restrittiva e generalizzata e rischia di mettere in seria difficoltà i soggetti coinvolti, soprattutto gli agricoltori e gli allevatori.
Invita per questo alla prudenza Confagri: “Bisogna stare attenti a non far diventare uno strumento utile – che replica in sostanza quanto già previsto con la registrazione telematica delle produzioni vitivinicole e oleicole per ottenere una radiografia completa di tutto il flusso della materia prima cerealicola – in un appesantimento burocratico. Troppo rigida anche la soglia delle cinque tonnellate annue per il quale va introdotto il registro”.
Osserva Confagricoltura: “Occorre bilanciare l’obiettivo di una maggior trasparenza di mercato con il carico amministrativo sulle aziende”. Per questo l’organizzazione professionale agricola chiede una proroga nell’avvio del registro telematico dei cereali in modo da poter introdurre delle modifiche all’impianto normativo nella direzione di un alleggerimento degli oneri, escludendo i produttori di cereali e gli allevatori. I primi rappresentano infatti la parte iniziale sia della filiera cerealicola che di quella mangimistica, i secondi solo dei mangimi per gli animali.
Confagricoltura ricorda l’importanza del settore dei cereali, con un valore della produzione agricola pari a 3.746 milioni di euro, con circa 415 mila aziende e con 3,5 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata.
