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Mosca olearia, torna il dimetoato: 120 giorni di utilizzo in deroga

dimetoato su olivo

Dimetoato proibito dal 30 giugno. Anzi no. È, infatti, subito intervenuta una deroga che consente di utilizzarlo per altri 120 giorni. Quanto basta per controllare la mosca delle olive (Bactrocera oleae) durante la stagione olivicola 2020.

Il Ministero della Salute ha inserito il principio attivo già revocato nel 2019, tra quelli utilizzabili in deroga, facendo riferimento all’articolo 53 del Regolamento Ue 1107/2009. La norma consente, infatti, di derogare al divieto di utilizzo di principi attivi revocati qualora non esista una valida alternativa per fronteggiare emergenze fitosanitarie. Il decreto del Ministero della Sanità è stato formulato sulla base del parere positivo all’utilizzo del dimetoato per questa stagione olivicola emesso dal Servizio Fitosanitario Nazionale.

La Commissione europea nel giugno dello scorso anno ha negato al dimetoato il rinnovo all’autorizzazione perchè “non è stato possibile escludere il rischio di esposizione per consumatori, operatori, lavoratori, astanti e residenti a causa della loro esposizione a residui di dimetoato, del quale non è stato possibile escludere il potenziale genotossico, e al suo principale metabolita ometoato che, secondo le conclusioni della maggioranza degli esperti della valutazione inter pares, è un agente mutageno in vivo”. Inoltre, secondo l’esecutivo Ue, sussiste un rischio elevato per mammiferi e artropodi non bersaglio e per le api mellifere

La richiesta di utilizzo in deroga per emergenza fitosanitaria del dimetoato è stata sollecitata da tutte le organizzazioni agricole, vista la difficoltà di affrontare la campagna olivicola utilizzando i soli due prodotti insetticidi “curativi” disponibili che hanno effetto su uova e larve: acetamiprid e fosmet. Il primo è stato autorizzato solo per due trattamenti all’anno contro la mosca delle olive. Il secondo è utilizzabile una sola volta all’anno e il suo uso è sconsigliato a partire dalla fine di agosto visto che lascia parecchi residui nelle drupe che possono trasferirsi all’olio. 

Per fortuna, nel frattempo, gli olivicoltori hanno preso pian piano l’abitudine all’uso delle trappole per il monitoraggio e così è possibile ridurre gli interventi curativi.

In ogni caso, però, nel post-dimetoato bisognerà inevitabilmente passare dall’approccio esclusivamente curativo a quello preventivo, adottando tecniche capaci di impedire o scoraggiare la deposizione delle uova nelle drupe da parte della femmina di mosca olearia. 

Gli esperti suggeriscono almeno quattro soluzioni. La prima è costituita dalle trappole con attrattivi cromotropici, alimentari o sessuali (feromoni) imbevute di insetticidi o semplicemente di colle o liquidi in cui gli insetti rimangono attaccati o annegano.

La seconda soluzione prevede l’impiego di farine di roccia come caolino, zeoliti e bentoniti per imbrattare gli olivi e renderli meno attrattivi da parte delle femmine della mosca: mascherano il colore verde, la texture e l’odore delle drupe, cosicché le femmine dell’insetto vengono scoraggiate nella deposizione dell’uovo. Il metodo ha l’inconveniente di richiedere un trattamento ogni volta che la pioggia ripulisce le piante.

Terza possibilità, l’impiego di prodotti a base di rame come la poltiglia bordolese che imbratta le drupe, scoraggiando la femmina dall’ovodeposizione.

Infine, quarta soluzione, la Beauveria bassiana, sulla cui efficacia sono in corso ricerche. Si tratta di un fungo entomopatogeno che agisce per contatto contro diversi fitofagi e che nel caso della mosca dell’olivo sembra avere però più che altro una azione di repellenza.

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