Alla fine tanto tuonò che piovve. E piovve tanto che un governo nazionale ostaggio consapevole dei sindacati, ora non sa più come uscire dal guado. Con la bocciatura dei voucher agricoli in Commissione Bilancio al Senato, l’esecutivo Conte si è in pratica consegnato mani e piedi a Cgil, Cisl e Uil, compatti nel chiedere il no ad uno strumento ritenuto essenziale da produttori e organizzazioni di categoria. Nonostante le pressanti richieste provenienti da tutto il mondo agricolo, la Commissione, nell’ambito dei lavori per la conversione del Dl “Cura Italia”, ha ritenuto “improcedibile” l’emendamento sulla reintroduzione dei voucher semplificati per il lavoro nelle campagne.
Il secco “niet” ai voucher era arrivato qualche giorno fa dalle tre maggiori organizzazioni sindacali. In una lettera inviata al premier Conte, i leader della Cgil (Maurizio Landini), della Cisl (Anna Maria Furlan) e della Uil (Carmelo Barbagallo) avevano chiesto di respingere la proposta perché “si tratta di uno strumento che precarizza il lavoro e che risulta anche essere improprio perché può essere utilizzato solo per il lavoro accessorio e non per il lavoro ordinario”.
Sul fronte dei lavoratori, unica voce fuori dal coro quella dell’Ugl che, dopo la bocciatura, ha chiesto al governo di fare un passo indietro: «Si tratta di uno strumento che in passato abbiamo criticato, ma che oggi può rivelarsi utile nella situazione straordinaria che stiamo attraversando», ha commentato in una nota Paolo Capone, segretario generale di un’organizzazione sindacale spesso in controtendenza rispetto alle posizioni della vecchia “triplice”.
Ma sulla necessità dei voucher, giovedì sera in tv, era già stato molto esplicito il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, che aveva anche lanciato un allarme “carestia”: «Il no all’emendamento sulla semplificazione dei voucher necessari per garantire il lavoro di raccolta nelle campagne, mette in pericolo la fornitura alimentare del Paese e rischia di lasciare presto vuoti gli scaffali dei supermercati». Allarme che è stato condiviso anche da Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari. In particolare, le organizzazioni agricole sono preoccupate perché l’emergenza Coronavirus sta bloccando l’arrivo dei lavoratori stranieri, soprattutto provenienti dai paesi dell’Est. A conti fatti, verrebbero a mancare all’appello circa 370mila stagionali.
Pericolo sottolineato anche dall’Ugl: «In questo momento – scrive ancora Capone – all’emergenza Coronavirus si aggiunge anche la carenza di manodopera in agricoltura. Tale situazione mette evidentemente in pericolo l’approvvigionamento alimentare. Se nel lungo periodo l’abbandono delle coltivazioni può provocare conseguenze disastrose, nel breve e medio termine abbiamo la priorità di garantire che gli scaffali dei nostri supermercati non rimangano vuoti».
Duro anche il commento delle Regioni maggiormente interessate al provvedimento. Per tutti valga quanto espresso dall’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan: «Evidentemente governo e parlamentari non hanno ancora capito che siamo in emergenza. Questa bocciatura ha il sapore di una triplice sconfitta: prima di tutto del buon senso, in secondo luogo della conoscenza della natura e delle sue stagioni, e infine, ma non meno importante, del bisogno di garantire un’integrazione al reddito a chi oggi non riceve lo stipendio o è in cassa integrazione».
Già da un paio di mesi, molte Regioni avevano chiesto al governo nazionale il ripristino dei voucher semplificati in agricoltura al fine di poter reclutare pensionati, disoccupati, studenti, cassaintegrati nei lavori di stagione in campagna e, quindi, sopperire così al venir meno della manodopera dell’Est europeo, rientrata in patria per il timore di quarantena o bloccata nei propri paesi a causa dell’emergenza Coronavirus.
Spiega ancora l’assessore veneto: «Ricordo che la reintroduzione dei voucher – sistema di pagamento dignitoso nella remunerazione di circa dieci euro l’ora, tracciabile e trasparente sotto il profilo contributivo – era stata caldeggiata anche dalla Commissione per le politiche agricole della Conferenza delle Regioni e discussa con il ministero per le Politiche agricole come strumento di intervento di emergenza».
«Purtroppo – conclude Pan – devo prendere atto che alla fine ha prevalso il riflesso condizionato di chi preferisce il metodo assistenziale del sussidio e del reddito di emergenza, agitando il fantasma di presunti sfruttamenti o del caporalato, piuttosto che promuovere una misura di responsabilità sociale e di incentivo alla buona volontà di tanti cittadini. Spero solo che il Governo alla fine riesca a battere un colpo e far reintrodurre la norma: altrimenti vorrà dire che pregiudizi e condizionamenti ideologici in questo paese sono più forti e dannosi del Coronavirus».
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