Si chiama “naturalmente nutraceutico” e anche in Sicilia qualche azienda riesce a produrlo. Contiene polifenoli oltre la soglia di 250 mg/Kg, cosa che che fino a qualche anno fa veniva considerato se non un difetto, una caratteristica di scarsa importanza.
Parliamo di particolari tipi di oli extravergine d’oliva che in alcune condizioni di clima, tecniche colturali, cultivar e tecniche di estrazione viene prodotto da alcune aziende che possono certificarlo ed etichettarlo come “naturalmente nutraceutico” così come prevede il Regolamento Ue 432 del 2012.
Domani, domenica 15 dicembre, a partire dalle 10,00 a Palermo ce ne sarà uno in degustazione guidata condotta dal tecnico esperto degustatore Carmen Bonfante, al Festival del Giornalismo Enogastronomico che si svolge negli spazi del CreZiPlus ai cantieri Culturali alla Zisa (via Paolo Gili, 4). È quello prodotto dall’Esa – l’Ente di Sviluppo Agricolo – nell’azienda sperimentale Campo Carboj in territorio di Castelvetrano in contrada Belice di Mare, che di polifenoli ne contiene 680 mg/kg (e quindi ben oltre la soglia minima di 250), cosa che ne permette l’inserimento tra quelli “naturalmente nutraceutici”.
Adesso che la dieta mediterranea è stata riscoperta, valorizzata, osannata e addirittura protetta dall’Unesco, gli oli ad alto contenuto di polifenoli – un tempo considerati troppo amari o eccessivamente “saporiti” perché troppo piccanti (e non acidi come li definiscono i consumatori inesperti) – potrebbero avere un posto di rilievo nella sana nutrizione e nella prevenzione di alcune malattie degenerative. I polifenoli dell’olio extravergine di oliva, o almeno una categoria particolare di questi, infatti, funzionano da potenti anti-ossidanti.
Per questo motivo, c’è chi ha anche pensato a promuoverlo e valorizzarlo con il progetto Aristoil e ha ottenuto il sostegno della Unione Europea, la stessa che, ipotizzando l’adozione dell’etichetta a semaforo, potrebbe penalizzare con un “giallo” l’olio d’oliva extravergine, e premiare le bibite senza zucchero – ma con aspartame – con un ingannevole verde.
Il progetto Aristoil per la valorizzazione degli oli ad alto contenuto di polifenoli è condotto in partnership tra diversi paesi Ue produttori di olio d’oliva, con capofila lo Svimed di Ragusa, una onlus che si occupa delo sviluppo sostenibile dei territori, in particolare dello spazio Euro-mediterraneo.
L’oliveto del Campo Carboj
Ma torniamo all’olio del Campo Carboj che è frutto di un oliveto che è un vero e proprio un museo a cielo aperto. Nell’azienda sperimentale che appartiene all’Ente di Sviluppo Agricolo vengono custodite oltre 150 tra cultivar, popolazioni e accessioni del germoplasma olivicolo siciliano.
È un centro pubblico di raccolta e conservazione della biodiversità e come tale persegue uno specifico obiettivo: il recupero, la conservazione e la diffusione delle risorse genetiche vegetali di specie a rischio di erosione genetica.
Non ci sono altre iniziative simili in Sicilia e rappresenta un modello da seguire anche per altre colture. «La collezione ex-situ costituita grazie al rapporto di collaborazione con il Dipartimento Scienze Forestali e Agrarie dell’Università di Palermo può essere considerata l’unica fonte di materiale di propagazione di genotipi siciliani, standard varietali di riferimento», spiega Nino Sutera, funzionario dell’Esa e responsabile dell’azienda sperimentale Campo Carboj.
C’è voluto un po’ di tempo perchè si arrivasse a questo risultato. Risalgono alla metà degli anni ’80 le operazioni di innesto delle “accessioni” sulle piante adulte presenti nell’azienda Campo Carboj, ma prima venne svolta una importante fase di indagine territoriale. «La scelta di porre le piante in un unico sito – spiega Sutera – derivava dall’esigenza di svincolare la variabilità dell’espressione fenotipica da fattori legati all’ambiente. Negli anni successivi, dopo che le piante iniziarono a fruttificare, si procedette alla verifica true to type delle accessioni reinnestate, accertando la rispondenza dei genotipi raccolti alle cultivar descritte da Bottari e Spina (1952) mediante osservazioni dei tratti morfologici dei frutti, foglie e noccioli».
Una volta validate le accessioni raccolte nell’isola, e dopo aver eliminato tutti i casi evidenti di omonimia e sinonimia e tutte quelle accessioni di origine alloctona, fu costituita, sempre all’interno dell’azienda Campo Carboj, la prima collezione ex situ del germoplasma di olivo autoctono siciliano, caratterizzata a livello bio-metrico e molecolare.
«Questo straordinario lavoro – conclude il responsabile dell’azienda sperimentale Campo Carboj – è unico ed è frutto dalla partecipazione attiva di eccellenze professionali, come, docenti universitari, ricercatori, funzionari dell’Esa, vivaisti, innestatori, titolari di frantoi, commercianti di olio ed esperti olivicoltori delle varie aree di provenienza delle cultivar di olivo».
