Zone franche montane, adesso per l’ok finale bisogna aspettare Roma

Zone franche montane, adesso per l’ok finale bisogna aspettare Roma
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D’accordo sul provvedimento delle Zone franche montane, ma restando ognuno al proprio posto. Si può sintetizzare così il botta e risposta di ieri a Palermo, a Palazzo dei Normanni, tra governo Musumeci e M5S. Oggetto della discussione, il disegno di legge-voto approvato a Sala d’Ercole sull’istituzione delle Zfm, le Zone franche montane, cioè aree ubicate a oltre 500 metri di altitudine sul livello del mare e abitate da un massimo di 15 mila persone. Alla presenza del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè e dell’assessore al Territorio e ambiente Toto Cordaro, in rappresentanza del governo regionale, sindaci, amministratori locali, parlamentari regionali e nazionali si sono confrontati a 360 gradi su come intervenire per lo sviluppo di queste aree che rappresentano un patrimonio ambientale unico per la Sicilia. Con il provvedimento a cui è stato dato il via libera, in queste zone potrà essere introdotta una defiscalizzazione sulle assunzioni e l’abbattimento della tassazione per Iva, Irap e Ires. Inoltre potranno essere stabilite misure per il ripopolamento e il contrasto alla desertificazione economica e produttiva del territorio.

Adesso è fondamentale il ruolo della Commissione paritetica, che potrà determinare l’approvazione della legge. La parola passa, quindi, a Roma, al Parlamento nazionale per la definitiva istituzione. «Il governo Musumeci – ha commentato l’assessore Cordaro – è fortemente impegnato nel procedimento per l’istituzione delle Zone franche montane e svolgerà il suo ruolo di stimolo nei confronti del parlamento nazionale affinché al più presto questo provvedimento possa vedere la luce e contribuire allo sviluppo di parti importanti di territorio».

Dal canto loro, i portavoce pentastellati – erano presenti i deputati regionali M5S Angela Foti, Nuccio Di Pala, Elena Pagana, Luigi Sunseri, Roberta Schillaci, Giorgio Pasqua, Valentina Zafarana, e Sergio Tancredi – hanno voluto puntualizzare la propria posizione politica, ribadendo nel corso della riunione la necessità dell’applicazione della norma che prevede sgravi fiscali e applicazione di fiscalità di vantaggio per i Comuni siciliani che ricadono nelle zone montane. «Abbiamo fortemente voluto che la norma non fosse espressione di partito – ha spiegato la vice presidente dell’Ars, Angela Foti – e che fosse un atto della Commissione, considerandola una sorta di legge di iniziativa popolare. In questo momento l’atteggiamento della politica deve essere costruttivo, partendo dall’onestà di riconoscere al governo centrale una serie di iniziative che vanno incontro alle esigenze  delle famiglie dei Comuni e  delle imprese. Vanno certamente sanate situazioni assolutamente spiacevoli tra i quali l’Imu agricola per i comuni montani, che è stata una vera e propria mannaia dell’allora governi Renzi e che oggi grava sul bilancio dei comuni, dato che gli agricoltori giustamente non hanno la possibilità di pagare. Ovviamente occorre colmare la mancanza di ascolto tra le amministrazioni locali, la Regione e il governo centrale. Regione e parlamento siciliano però devono dare l’esempio e varare riforme utili a snellire la burocrazia e a normare in maniera organica con testi unici su rifiuti, consorzi di bonifica e riforma della macchina amministrativa».

Dell’importanza del ruolo dei primi cittadini siciliani ha parlato la deputata M5S dell’Ennese, Elena Pagana: «I sindaci – ha sottolineato Pagana – sono i veri promotori di un ddl fatto su misura delle esigenze che vivono i territori montani della Sicilia. Io vengo da Troina, un comune dell’entroterra tra le alture ennesi, e sono perfettamente a conoscenza delle difficoltà di chi vive e amministra un territorio così periferico dal punto di vista infrastrutturale». «Voglio ringraziare i primi cittadini – ha concluso Pagana – e li invito a non perdersi d’animo per via dei passaggi burocratici necessari per portare avanti un modello che serve ad evitare lo spopolamento e a favorire quelle buone pratiche e le fiscalità di vantaggio per dei territori che logisticamente hanno minori possibilità di collegamento con i grandi centri. Invito pertanto i sindaci siciliani a non scoraggiarsi perché da parte delle istituzioni regionali e del governo centrale, l’attenzione sulle zone franche montane è massima».

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