Esa, polemiche sul commissario ad acta che sostituisce il direttore decaduto

Esa, polemiche sul commissario ad acta che sostituisce il direttore decaduto
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L’Ente di Sviluppo Agricolo è, come ormai da anni spesso accade, al centro di una polemica tra due assessori all’agricoltura. Un ex, Antonello Cracolici, e l’altro nei pieni poteri, Edy Bandiera. Questa volta la querelle verte sulla recente nomina di un commissario ad acta per ricoprire la carica di direttore dell’ente. Nomina che, nella fattispecie, riguarda Nicola Caldarone, attuale vice capo di gabinetto vicario dell’assessorato agricoltura e che con questo incarico va a sostituire con una delibera di tre mesi Fabio Marino, dirigente regionale che nel settembre del 2016 era stato nominato direttore dell’Esa dall’assessore dell’epoca, il democratico Antonello Cracolici.

Cracolici ha affidato ad un post di Facebook la sua contrarietà alla decisione dell’attuale assessore (anche se il nome di Bandiera non viene mai citato): «Ho appena saputo che questo geniale governo della regione siciliana, avrebbe nominato un componente di un ufficio di gabinetto, esterno all’amministrazione regionale, quale commissario ad acta della figura del direttore dell’Ente di Sviluppo Agricolo. La notizia mi pare così folle da non crederci. Eppure sembra fondata l’informazione». Il post di Cracolici prosegue poi con toni abbastanza polemici: “Ora al di là del fatto che il direttore di un ente lo nomina il consiglio di amministrazione dell’Esa e non il gabinetto dell’assessore, quello che appare grave è che non può considerarsi un dirigente interno ed essere nominato nella funzione di direttore un collaboratore dell’assessore non dipendente dell’amministrazione. Penso che, oltre agli illeciti amministrativi, vi siano in corso diversi reati contabili e amministrativi. Vedremo come finirà, ma questi signori non sono a casa loro».

Immediata la risposta dell’assessore Bandiera: «Capisco la doglianza dell’onorevole Cracolici, atteso che il direttore uscente, il cui contratto è scaduto oggi (4 dicembre, ndr), e che con apposita procedura divenne direttore generale, era un componente del suo ufficio di gabinetto. L’atto di cui discutiamo oggi è una nomina a commissario ad acta, temporanea e limitata ai soli atti urgenti ed indifferibili, la cui mancata adozione comporterebbe nocumento economico per l’Ente. La gestione commissariale, del tutto transitoria, si è resa necessaria nelle more dell’espletamento della procedura di evidenza pubblica per la nomina del direttore, che vedrà, per le parti di competenza, il pieno coinvolgimento del consiglio di amministrazione».

E se per caso qualcuno volesse sollevare altri dubbi, Bandiera chiarisce che «il dottor Caldarone è in possesso di tutti i requisiti utili a ricoprire l’incarico funzionale cui è stato preposto. Lo stesso è infatti in atto dirigente della Regione siciliana con contratto a tempo determinato e riveste l’incarico di capo di gabinetto vicario dell’assessore all’agricoltura, fattore questo che gli attribuisce, a pieno titolo, lo stesso status giuridico dei dirigenti regionali di ruolo».

Ma la cosa singolare sapete qual è? Che Nicola Caldarone è stato presidente dell’Esa per sette mesi nel corso del 2018, ma gli fu chiesto di dimettersi e di lasciare l’incarico il primo ottobre dello scorso anno, perché allora, probabilmente, il governo Musumeci aveva maturato l’idea di sopprimere l’ente e aveva già pronta la figura del commissario liquidatore. Sono passati più di quattordici mesi e non è successo ancora nulla. Non c’è più il presidente, ma è ancora in carica il Cda. Ma si litiga per una posto di commissario ad acta. Insomma, siamo al tipico esempio siciliano in cui la competenza si misura con le poltrone, checché ne pensi il presidente Musumeci.

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